La presenza dei commercianti

La stabile e nutrita presenza di commercianti forestieri fa acquistare a Melpignano l'epiteto di Napoli piccinna. Provenienti prevalentemente da Bari, da Napoli ed anche da Lecce, costretti a rimanere per periodi molto lunghi nell'importante mercato di Melpignano per curare i propri interessi, i commercianti non esitano a trasferirsi con la propria famiglia e con la loro presenza, grazie alla ricchezza prodotta, danno vivacità all'ambiente melpignanese ed assicurano importanza e dinamicità all'economia locale.

Per avere un'idea della fattiva importanza in tal senso, diventa interessante seguire le vicissitudini personali di qualche loro esponente. Attraverso l'ultimo testamento di Nunzia Gentile di Bari, <<commorante in questa terra di Melpignano>>, vedova del defunto Giuseppe Grimaldi, che abbiamo visto tre anni prima commerciare in tessuti, riusciamo a ricostruire per esempio le relazioni commerciali e creditizie intrecciate dal marito, come la relativa consistenza economica. Alla sua erede Antonia Gentile, <<sua nipote ex frate, commorante con essa Nunzia in questa terra>>, oltre a costituire un legato di ducati 50 per suffragio della propria anima in favore del Capitolo di Melpignano, sperando però <<che qualora si alzarà da letto piacendo al Signore, e si ristabilirà de detta sua infermità e volendo portarsi in Bari sua patria, ed ivi il Signore Iddio si compiacerà portarla all'altra vita, il capitale, e legato suddetto debba rimanere a detto reverendo Capitolo della città di Bari>>, dà mandato di

dover conseguire da Domenico de Trizio della città di Bari docati 160, dati al medesimo in moneta d'argento, precedente cautela per li quali docati 160, si corrispondono da esso Domenico in ogn'anno le annualità alla ragione dell'otto per cento ... Inoltre dichiara dover conseguire da Francesco de Zonno di detta città di Bari, negoziante in questa terra di Melpignano docati 40, dati al medesimo prestiti in moneta di argento senza veruno interesse, della qual summa ne conserva detta testatrice biglietto a suo favore contro detto Francesco Zonno. E similmente dichiara dover conseguire da diversi particolari di questa terra di Melpignano e di quella di Castrignano de Greci da docati 24 in circa per tanta lana accredenzata a medesimi, le quali persone debitrici stanno descritte nel libro delle memorie sistente in casa, e che però possa detta sua erede, qualora fussero i debitori renitenti, farli astrengere alla giustizia al dovuto pagamento.

Qualche mese dopo, in attesa del matrimonio tra la suddetta sua nipote ed erede Antonia Gentile e il suddetto Francesco de Zonno di Bari, si presentano innanzi al notaio per la costituzione dei capitoli matrimoniali, la detta testatrice e la propria cognata, Carmina <<seu Carmerella Volpe>>, vedova del defunto Francesco Gentile di Bari, anche lei abitante in Melpignano.

Si rivela in tal modo l'intreccio delle relazioni familiari ma anche il diffuso senso di solidarietà tra conterranei ritornati ad essere vicini in una terra lontana, a sua volta ancora prodiga verso di loro di solidarietà, cordialità ed affetto, aperta nel raccogliere in sé i diversi operatori commerciali provenienti da qualsiasi parte del Regno. A testimonianza di quest'ultima considerazione il barese Domenico de Trizio, restituendo 300 ducati al figlio del defunto Donat'Antonio Veris, dichiara di averli ricevuti

in moneta d'argento, e promese de pagarli in determinato tempo, con essersi nell'obbligo suddetto apposto il patto, che fino a un certo tempo si ritenesse l'impresto di detti docati trecento gratis grazia et amore, e senza speranza di lucro alcuno, ma elasso detto termine, dovesse esso ... Domenico corrispondere la ragione del 9 per cento.

Ancora, oltre che affittare una bottega nella piazza del paese per stabilire i propri interessi commerciali, un modo abbastanza comodo per trovare asilo in Melpignano offerto ai giovani commercianti, costretti peraltro a lunghe residenze nel paese, è quello di contrarre matrimonio con una ragazza del luogo. Per queste è una occasione in più offerta loro per raggiungere il matrimonio rispetto alle proprie coetanee dei paesi limitrofi, anche per le giovani di non agiate condizioni economiche. La sposa assicura al giovane imprenditore, oltre la sicurezza di formare una famiglia e di avere dei figli, la possibilità di portare in dote la casa, elemento indispensabile per la residenza e lo sviluppo dei propri interessi economici. I genitori della sposa d'altra parte fanno il possibile per venire incontro ai giovani. Così i coniugi Nicola Surdo ed Angela Specchia promettono ad Onofrio delle Differenze

della città di Bari, per il matrimonio della loro figlia Cesaria in primis in beni mobili il letto in ordine, consistente in tristelli, tavole, saccone, e manta di lana, ed il rimanente de mobili ana pannina quattro. Più essi coniugi ... promettono la metà delle di loro case, con metà di giardino, atteso l'altra metà resta per l'altra loro figlia Antonia, site le case ... nel vicinato detto la Dafini ... riservandosi soltanto essi coniugi - che lo suddetto Onofrio fusse tenuto ed obligato far le pompe funerali alli suddetti coniugi, giusta la di loro qualità.

I beni vengono consegnati ad avvenuto matrimonio, il 15 febbraio 1776.

Interessante è seguire il curriculum vitae di un giovane destinato ad apprendere la difficile arte del commercio, attraverso le sue prime avventure, i probabili insuccessi e finalmente il suo buon inserimento.

Il negoziante Domenico de Trizio, che abbiamo già visto restituire quanto dovuto al figlio del defunto Donat'Antonio Veris, è costretto, secondo l'uso del tempo per rendere ufficiale ed esecutivo l'atto compiuto, a comparire innanzi al notaio per denunciare l'illecito allontanamento del suo giovane di bottega. Fatto abbastanza frequente causato senza dubbio da diversi fattori, come la nostalgia della propria famiglia, la voglia innata di girare il mondo e di fare esperienza nell'arte del commercio, infine di non restare confinato in Melpignano.

Il suddetto de Trizio preoccupato per la scomparsa, data anche la sua responsabilità verso i genitori del giovane per l'affidamento ricevuto, racconta:

come, verso la fine dell'anno 1750, il supplicante si portò per occasion di negozio in detta terra di Melpignano, conducendo seco per garzone di bottega, o sia servitore Antonio Dentico di detta città di Bari in età allora di circa anni quattrodici e seco rimase al suo servizio sino l'anno 1758, in quel tempo lo detto Antonio Dentico di sua propria volontà uscì dal servizio di detto supplicante, e s'imbarcò, ed andiede nella fiera di Sinigaglia, ed al 1759 fece ritorno in detta terra di Melpignano, portando seco alcuni capi di robbe, per qual effetto prese in affitto il detto Dentico la bottega del magnifico don Francesco Maggio sita nella pubblica Piazza di questa predetta terra, tenendo negozio da se solo in detta bottega, siccome lo tenne da circa tre anni, ed indi avendo consumato il negozio, verso poi la fine del 1762 di nuovo il detto Dentico entrò in servizio alla bottega, e fondaco del supplicante, con la qualità di garzone di detto fondaco, e dimorò nel servizio di detto supplicante da circa due anni, cioè sino l'anno 1764. Anzi prima della fine di detto anno 1764 il suddetto Dentico si allontanò dal servizio di detto supplicante e dalla terra di Melpignano, ne si sa dove fusse andato.

Il suddetto Antonio Dentico lo ritroviamo di nuovo in Melpignano otto anni dopo impegnato a pagare a Saverio de Luca, barone di Melpignano, 60 ducati su incarico del suo antico padrone ormai ritiratosi in Bari. Il buon fidato Dentico, <<degente in questa terra di Melpignano>>, esperto ormai senza alcun dubbio nell'arte del commercio, viene <<protestato>> per il suddetto pagamento, che nel mentre si dichiara

esser pronto pagare la detta somma, come in fatti avea cominciato a pagare docati dieci in conto, ma perché voleva ritenersi da circa ducati dieci per altri, e tanti che detto illustrissimo signor barone doveva per tante robbe di merceria prese dal suo fondaco, ed il restante era pronto pagarlo in sodisfazione di detta cambiale. Locche riferito ad ill. sig. barone Saverio de Luca, questi subbito, si protestò ... per la somma in quella contenuta non solo contro detto Domenico de Trizio principale, ma ben anco contro detto Antonio Dentico per il pagamento non fatto, e che se detto Dentico avesse conti col medesimo li dovesse esibire il libro di suo credito, che era pronto di pagarlo giusta il solito nel mese di maggio tempo in cui ha solito venire a conteggiare.

Un altro rischio nel mondo del commercio è stata sempre l'improbabilità del pagamento delle cambiali, o <<lettere di cambio>>, al momento dovuto. Il 2 novembre 1776 il suddetto Dentico è costretto a presentarsi innanzi al notaio, per costringere Savino de Filippo, <<della città di Bari al presente commorante per raggioni di negozio in questa terra di Melpignano>>, al pagamento di 34 ducati a lui dovuti. Ma <<detto Savino de Filippo doppo molte diligenze fatte entro questa suddetta terra, e publica piazza, non fu da noi trovato, ne altro vi fu chi per lui avesse voluto pagare la detta lettera di cambio>>, attesta il notaio Filippo Caggiula. A detto Antonio Dentico, per cautelarsi del futuro pagamento, non resta che <<protestarsi la detta lettera di cambio, non una, due tre volte, ma quanto saranno necessarie contro detto Savino ... una con tutti li cambi, recambi, provisione, danni, spese, ed interessi, lucri cessanti, e danni emergenti>>.

Sempre in merito, per attestare la vera identità di Vito Savarelli, figlio di Giuseppe Michele Savarelli di Bari, presenti in Melpignano, omonimo di <<altro Vito Savarelli figlio di Gaetano, e fratello di ... Natale>> di Bari, negozianti in Melpignano, quest'ultimo debitore di ducati 50, sono costretti a testimoniare il sindaco di Melpignano, dottore chirurgo Leonard'Antonio de Matteis, e diversi altri cittadini. I detti testimoni dichiarano che

i fratelli ... figli di Savarelli della città di Bari, e che li medesimi, come hanno inteso pubblicamente raccontare, e dice d'aver fatto lettere di cambio di ducati 250 in circa pagabili ad tempus a favore di un publico Negoziante in Ancona, e che non avendo detti fratelli fin'oggi fatto il pagamento prefisso, fusse stato spedito contro de medesimi dalla Delegazione de cambi l'esecutorio, e fattasene la commessa qui in partibus all'illustre signore d'Ignazio de marchesi de Luca Amministratore Generale delle Regie Dogane in questa Provincia, ove dal Regio Officiale si fusse proceduto alla carcerazione di Vito Savarelli figlio di Giuseppe Michele Savarelli di detta città di Bari per abaglio nel nome, considerato perciò avendo, che il medesimo Vito Savarelli figlio del menzionato Giuseppe Michele fusse lo stesso che detto Vito Savarelli - infine precisano che - niente ave che fare ... con detti Vito e Natale Savarelli ... nè con li medesimi è stato mai, o attrovasi compagno nel Negozio, come sanno benissimo essi dichiaranti, non aver mai avuto Negozio con detti Vito e Natale, ma sempre si è apportato nel Negozio suddetto esso Vito di Giuseppe Natale Savarelli con l'altri suoi fratelli germani Onofrio e Nicola Savarelli figli del suddetto Giuseppe Michele, e che mai esso Vito di Giuseppe Michele Savarelli si è portato in Ancona, o in altra fiera fuori Regno, ma sempre dimorato in queste parti da circa anni quindici, in sedici, che l'hanno conosciuto, e che è venuto in questa terra per causa del suo Negozio.