Portici cinquecenteschi sull'antica piazza San Giorgio. La piazza

La piazza centrale del paese, oltre a fungere come luogo di incontro e di svago, è votata con i suoi celebri chiostri alla fondamentale funzione di mediazione commerciale per la vendita di tessuti, seta, cotone, canapa e lana, importati dagli abili mercanti forestieri e venduti nelle diverse botteghe e magazzini che si affacciano sulla stessa, ed anche luogo principalmente deputato alla esposizione delle merci nell'importante mercato del sabato.

Sulla piazza, i locali del Sedile accolgono le strutture dell'amministrazione comunale di Melpignano. In esso si raduna ogni anno il parlamento cittadino per l'elezione del sindaco, del primo e secondo eletto. Questi organi amministrativi, insieme al reggimento si radunano periodicamente per discutere dei principali problemi del paese onde adottare gli opportuni provvedimenti. Ancora è in prossimità dello stesso che vengono aperte le aste pubbliche per la vendita all'incanto dei dazi comunali, dei beni di debitori verso l'amministrazione comunale e ad istanza della Corte baronale, specie nella prima parte del '700 quando le ripetute crisi economiche riusciranno a piegare anche patrimoni abbastanza solidi, dei beni di persone non più in grado di soddisfare i propri impegni finanziari. Queste e tante altre situazioni che possiamo tentare di immaginare ci portano a scoprire un microcosmo particolarmente vivace eccezionalmente aperto alle nuove istanze rappresentate dai commercianti forestieri, i quali qui traggono agiatezza e ricchezza, e trovano nel paese cortesia e squisita ospitalità.

Arme del Comune di Melpignano e targa epigrafica posta nel 1694, a ricordo della ricostruzione degli antichi portici in piazza san Giorgio.Intanto a rendere estremamente funzionale la stessa piazza rendendola particolarmente prediletta alle contrattazioni non solo commerciali, si realizzano, fin dalla fine del 500, una serie di portici su parte della piazza per iniziativa del vescovo Nicola Maiorano, come attesta l'epigrafe posta a ricordo nel 1694 in occasione della loro ricostruzione. I portici sono di grande comodità ai mercanti ambulanti i quali possono sistemare le merci al coperto nei giorni piovosi ed evitare il sole rovente dell'estate. All'interno dei portici si aprono diversi negozi, appartenenti a privati che li gestiscono in proprio, ma per lo più si preferisce darli in affitto ai commercianti forestieri ritraendone un utile non indifferente. Nel 1763, <<per maggior commodo del Publico ... della vererabile Congregazione, seu Oratorio sotto il titolo della beatissima vergine Maria in cielo Assunta ... e particolarmente del mercato, che ab immemorabili si raduna in questa publica Piazza di Melpignano in ogni giorno di sabato>>, i confratelli della detta Congregazione decidono di costruire ancora dei portici uguali a quelli già esistenti, sull'altro lato della piazza situato a sud, fino ad allora inesistenti. Il reverendo Donato Fabrizio e Francesco Giolivet, rispettivamente zio e nipote, e Leonard'Antonio Valentini <<depositario>>, cioè cassiere, su mandato del <<prefetto>> Giovanni Dimitri, tutti amministratori della suddetta Congregazione, commissionano la realizzazione dell'opera per il prezzo di ducati 50 ai <<maestri fabricatori>> di Martano, Domenico e Pietro Angelo Scordari, padre e figlio, e Gennaro Sisinni. Questi

Mastri muratori promettono, e s'obbligano ... dalli fondamenti edificare, e costruire un Sedile verso scirocco attaccato colle case dotali di Giovan Camillo Stefanelli, e la chiesa di detta venerabile Congregazione e costruire detto Sedile in quattro arcate bastonate, in conformità delli sedili vecchi con un gradino bastonato, e se richiedesse più s'obligano detti mastri di fare, il primo gradino liscio con canchiato con canchie dolate di sotto, e sopra con li sedili, con fare i pilastri si richiedono in dette arcate a fabrico netto alla parte di fuori colla base bastonata, e colla mesola pure bastonata sopra ciascheduno pilastro dell'istesso intaglio, e lavoro in conformità delli due sedili vecchi, escludendo il primo cornice bastonato sopra di detti pilastri, come pure il cordone palazziato, e la prima ligna sopra la mesola di detti archi pure palazziata, e la lamia di detto sedile costruendo nuovo farla a spicoli smusati in conformità dell'altri vecchi, e della parte di dentro fare per diece ligne di altezza con goccetti squdrati rustici verso li due muri di Levante e Scirocco, con fare pur anche due nicchi, ad elezione di detto Signor Lionard'Antonio nel luogo, dove li piacerà e parerà. Qual fabrico costruendo s'obligano detti mastri ridurre il tutto a perfezione, per tutto il 21 dell'entrante mese di maggio.

Interessante è cercare di comprendere per esempio le tante implicazioni connesse al possesso di un immobile sito sulla pubblica piazza, per tentare una qualche ricostruzione dell'ambiente in questione. Così nella cessione in favore di Antonio Portaluri da parte di Sigismondo Veris, questi dichiara:

come gli anni passati e proprio sotto le 15 del mese di luglio 1715 comprò dal rev. Nicol'Antonio Audilia, arciprete di Melpignano due botteghe simul congionte lamiate, con le porte in ordine, incorporate colle case di notare Giuseppe Onorato, site in mezzo la pubblica piazza di Melpignano, confinanti con il Sedile Universale, e con la bottega dell'heredi di Domenic'Antonio Mastrogiovanni, ... per il prezzo di ducati 40 ... il detto Sigismondo per alcuni suoi fini, e non rendendoli comodo le dette botteghe ut supra comprate, ha risoluto di cedere ... al predetto Antonio Portaluri per il prezzo di ducati 40 et in qual modo e maniera detto Sigsmondo hebbe in compra dal detto Nicol'Antonio Audilia.

Confinano con le suddette botteghe, ancora <<due botteghe simul congionte lamiate, site in mezzo la piazza di Melpignano, vicino la bottega di don Sigismondo Veris e la bottega di Orontio Fabritio>> comprate dal reverendo Giovanni Maria Zullino, per lo prezzo di ducati 51, da Marcello de Giorgio di Matino.

Vicino la bottega dei sacerdoti don Donato e don Vit'Antonio Fabrizio, fratelli e quindi figli del suddetto Oronzo, si apre la <<spezieria>> di Donat'Antonio Veris, <<speziale di medicina>>.

Giuseppe Grimaldi di Bari, commerciante di tessuti, <<commorante da più anni in questa terra di Melpignano>> abita nella casa sita <<nella pubblica Piazza, e chiesa matrice della medesima, volgarmente dette le case della Curia>>, sulle stesse gode dei diritti la Mensa arcivescovile di Otranto. Una casa la compra il sac. Oronzo Onorato, situata vicino la <<taverna e Sedile universali>>.

Alla vedova Maria Villano ed al figlio Ippazio Paladino, quest'ultimo liberato appena dalle carceri dove era stato chiuso per l'impossibilità di pagare i debiti, sotto la sorveglianza di Nicola Caggiula, luogotente di Melpignano, si permette loro di vendere, onde ottenere al figlio la libertà, <<una bottega lamiata, e camerella superiore con scala di pietra corrispondente a detta bottega, e posta alla via pubblica, e con gisterna dentro detta bottega, sita ... nella pubblica piazza>>.